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CAPITOLO II

Come Frate Egidio andò a Santo Jacopo Maggiore.

 

Di licenzia di Santo Francesco, una volta in processo di tempo Frate Egidio andò a Santo Jacopo Maggiore in Galizia, e in tutto quello cammino solo una volta non si tolse fame, per la grande penuria ch’era per tutta la contrada. Onde andando per la limosina, e non trovando chi gli facesse alcuna caritade, la sera s’abbattè a caso ad un aja, dov’erano rimase alquante granella di fave, le quali raccolse, e quelle furono la cena sua; ed ivi dormì la notte; perocchè volentieri abitava ne’ luoghi solitarj e rimoti dalla gente, per potere meglio vacare alle orazioni ed alle vigilie. E fu di quella cena tanto da Dio confortato, che se egli avesse mangiato diverse vivande, non istimava potere avere avuto tanta refezione. Procedendo più innanzi, per lo cammino trova un poverello, che li chiese limosina per Dio. E Frate Egidio tutto caritativo non aveva, se non solo l’abito in su la carne, tagliò il cappuccio dalla sua capperuccia, e diedelo a quello povero per lo amore di Dio; e così senza cappuccio camminò venti dì continui. E ritornando per la Lombardia, fu chiamato da uno uomo, a cui egli andò pure assai volentieri, credendo avere da lui qualche limosina: e distendendo la mano, li puose in mano un pajo di dadi, invitandolo se volea giucare. Frate Egidio rispuose molto umilmente: Iddio te lo perdoni, figliuolo. E così andando per lo mondo ricevette molte derisioni, e tutte le ricevette pacificamente.