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5. Capitolo della santa pazienzia.

Colui, che con ferma umiltade, e pazienzia sofferisce e sostiene le tribolazioni, per lo fervente amore di Dio, tosto verrà in grandi grazie e virtudi, e sarà signore di questo mondo, e dello altro glorioso averà l’arra. Ogni cosa che l’uomo fa, o bene o male, a sè medesimo il fa; e imperò non ti iscandalizzare contra di colui, che ti fa le ingiurie, ma debbivi avere umile pazienzia, e solamente ti debbe dolere del suo peccato, avendogli compassione, pregando Iddio efficacemente per lui. Quanto l’uomo è forte a sostenere, e patire le ingiurie e le tribolazioni pazientemente per l’amore di Dio, tanto è grande appresso a Dio, e non più: e quanto l’uomo è più debole a sostenere li dolori, e le avversitadi per lo amore di Dio; tanto è minore appresso di Dio. Se alcuno uomo ti lodasse dicendo di te bene, rendi quella laude al solo Iddio; e se alcuno dice di te male o vituperio, ajutalo tu dicendo di te medesimo male, e peggio. Se tu vuoi fare buona la tua parte, sempre ti studia di fare cattiva la tua, e quella del compagno fa buona, sempre incolpando te medesimo, e sempre lodando o veramente iscusando il prossimo. Quando alcuno vuole contendere o litigare teco, se tu vuogli vincere, perdi, e vincerai; perocchè se tu volessi litigare per vincere, quando tu crederesti avere vinto, allora tu ti troveresti d’avere perduto grossamente. Ed imperò, fratello mio, credimi per certo, che la diritta via della salvazione, si è la via della perdizione. Ma quando non siamo buoni portatori delle tribolazioni, allora non possiamo essere perseguitatori delle eternali consolazioni. Molto maggiore consolazione, e più meritoria cosa è a sostenere le ‘ngiurie e li improperii pazientemente senza mormorazione, per l’amore di Dio, che non è a pascere cento poveri, e digiunare ognindì continuamente. Ma che utilita è all’uomo, o che gli giova a dispregiare sè medesimo, e dare molte tribolazioni al corpo suo, con grandi digiuni e vigilie e discipline, non potendo sostenere una piccola ingiuria del suo prossimo? della qual cosa l’uomo riceverà molto maggior premio e maggior merito, che di tutte le afflizioni, che l’uomo si possa dare di sua propria volontade; perocchè a sostenere gl’improperii, e le ingiurie del suo prossimo con umil pazienzia senza mormorazione, molto più tosto purga li peccati, che non fa la fonte delle molte lagrime. Beato quello uomo, che sempre tiene dinanzi agli occhi della mente sua la memoria delli suoi peccati, e li benefizj di Dio! perocchè egli sosterrà con pazienzia ogni tribolazione e avversitade, delle quali cose egli aspetta le grandi consolazioni. L’uomo che è vero umile, non aspetta da Dio alcuno merito nè premio, ma solamente si studia sempre come possa soddisfare in ogni cosa, cognoscendosi di lui essere debitore; e ogni bene che egli ha, ricognoscelo d’avere solamente per bontà di Dio, e non per alcuno suo merito, e ogni avversità che ello ha, ricognoscela veramente avere per li suoi peccati. Uno Frate domanda Frate Egidio, dicendo: Padre, se nelli nostri tempi verranno alcune grandi avversitadi o tribolazioni, che dobbiamo fare noi in quella fiata? Al quale Frate Egidio risponde, dicendo: Fratello mio, io voglio che tu sappi, chei se ‘l Signore facesse piovere dal Cielo pietre e saette, non potrieno nuocere nè fare a noi alcuno danno, se noi fussimo tali uomini, quali noi doveremmo essere; perocchè essendo l’uomo in verità quello che debbe essere, ogni male e ogni tribolazione se li convertirebbe in bene; perocchè noi sappiamo che disse; l’Apostolo, che quelli che amano Iddio, ogni cosa se li convertisce in bene; e così similmente all’uomo che ha la mala volontade, tutti li beni se li convertiscono in male, e in giudicio. Se tu ti vuogli salvare e andare alla gloria celestiale, non ti bisogna mai desiderare alcuna vendetta, nè giustizia d’alcuna creatura; imperocchè la eredità delli Santi si è fare sempre bene, e ricevere sempre male. Se tu cognoscessi in verità, come e quanto gravemente hai offeso il tuo Creatore, tu cognosceresti, che ella è degna e giusta cosa, che tutte le creature ti debbano perseguitare, e darti pena e tribolazione; acciocchè esse creature facciano vendetta delle offensioni, che tu facesti al loro Creatore. Molto è grande virtù all’uomo di vincere sè medesimo: perocchè quelli che vince sè medesimo; vincerà tutti li suoi nemici, e perverrà in ogni bene. Ancora molto maggior virtù sarebbe, se l’uomo si lasciasse vincere a tutti gli uomini; imperocchè egli sarebbe signore di tutti li suoi nemici, cioè vizj e delli demonj e del mondo e della propria carne. Se tu ti vuogli salvare, rinunzia e dispregia ogni consolazione, che ti possono dare tutte le cose del mondo, e tutte le creature mortali; perocchè maggiori e più spessi sono li cadimenti, che divengono per le prosperitadi e per le consolazioni, che non sono quelli che vengono per le avversitadi, e per le tribolazioni. Una volta mormorava un religioso del suo Prelato in presenzia di Frate Egidio, per cagione d’un’aspra obbedienzia che gli avea comandata; al quale Frate Egidio, disse: Carissimo mio, quanto più mormorerai, tanto piu carichi lo tuo peso, e più grave ti sarà a portare; e quanto più umilmente, e più divotamente sottometterai il capo sotto il giogo della obbedienzia santa, tanto più lieve e più soave ti sarà a portare quella obbedienzia. Ma a me pare, che tu non voglia essere vituperato in questo mondo per l’amore di Cristo, e vuogli essere onorato nell’altro con Cristo; tu non vuogli essere in questo mondo perseguitato, nè maladetto per Cristo, e nell’altro mondo vuogli essere benedetto e ricevuto da Cristo; tu non ti vorresti affaticare in questo mondo, e nell’altro vorretti quiescere e posare. Io ti dico, Frate, Frate, che tu se’ malamente ingannato; perocchè per la via della viltà e delle vergogne e delli improperj, perviene l’uomo al verace onore celestiale; e per sostenere le derisioni, e le maladizioni pazientemente per lo amore di Cristo, perviene l’uomo alla gloria di Cristo, però dice bene uno proverbio mondano, che dice: Chi non dà di quello che li duole, non riceve quello che vuole. Si è utile natura quella del cavallo; perocchè quantunque il cavallo vada correndo velocemente, pure si lascia reggere, guidareJ e voltare in giù e in su, e innanzi e indietro, secondo la volontà del cavalcatore; e così similmente dee fare il servo di Dio, cioè che si debbe lasciare reggere, guidare, torcere e piegare, secondo la volontade del suo superiore, e anche da ogni altro per lo amore di Cristo. Se tu vuogli essere perfetto, studiati solecitamente d’essere grazioso e virtudioso, e combatti valentemente contra li vizj, sostenendo paziente. Ogni avversitade per lo amore del tuo Signore tribolato, afflitto, improperato, battuto, crocifisso e morto per lo tuo amore, e non per la sua colpa, nè per sua gloria, nè per sua utilitade, ma solamente per la tua salute: e a fare questo ch’io t’ho detto, al postutto bisogna che tu vinca te medesimo; perocchè poco vale all’uomo inducere e trarre l’anime a Dio, se egli non vince e trae e induce prima sè medesimo.