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9. Capitolo delle tentazioni

Le grandi grazie che l’uomo riceve da Dio, non le può l’uomo possedere in tranquilla pace; perocchè nascono molte cose contrarie e molte conturbazioni, e molte avversità di contra esse grazie: imperciocchè l’uomo quanto è più grazioso a Dio, tanto è più fortemente combattuto e pugnato dalli Demoni. Però l’uomo non debbe mai cessare di combattere, per poter seguitare la grazia che ha ricevuta da Dio: perocchè quanto la battaglia sarà più forte, tanto sarà più preziosa la corona, se egli vincerà la pugna. Ma noi non abbiamo molte battaglie, nè molti impedimenti, nè molte tentazioni, imperocchè noi non siamo tali, come noi doveremmo essere in nella vita spirituale. Ma ben è vero, che se l’uomo andasse bene e discretamente per la via di Dio, non avrebbe nè fatica nè tedio nel viaggio suo, ma l’uomo che va per la via del secolo, non potrà mai fuggire le molte fatiche, tedio, angosce, tribolazioni e colori per insino alla morte. Disse uno Frate a Frate Egidio: Padre mio, a me pare che tu dichi due detti, l’uno contrario dell’altro; imperocchè tu dicesti in prima; quanto l’uomo è più virtuoso e più grazioso a Dio, tanto ha più contrarj e più battaglie in nella vita spirituale; e poi dicesti il contrario, cioè; l’uomo, che andasse bene e discretamente per la via di Dio, non sentirebbe fatica nè tedio nel viaggio suo. Al quale Frate Egidio, dichiarando la contrarietà di questi due detti, rispuose così: Fratello mio, certa cosa è, che li Demoni più corrono colle battaglie delle forti tentazioni contra quelli che hanno la buona volontà, che non fanno contro gli altri che non hanno la buona volontà, cioè secondo Dio. Ma l’uomo che va discretamente e ferventemente per la via di Dio, che fatica e che tedio e che nocimento potrieno fare li Demonj, e tutte le avversità del mondo? cognoscendo, e vedendo egli vendersi la sua derrata mille tanto pregio più che non vale. Ma più ti dico certamente: Colui, il quale fosse acceso del fuoco dello amore divino, quanto più fosse impugnato dalli vizj, tanto più gli sarebbe in odio e in abbominazione. Li pessimi Demonj hanno per usanza di correre e tentare l’uomo, quando egli è in alcuna infermità ed in alcuna debolezza corporale, o quando egli è in alcuno affanno, o molto frigidato o angosciato, o quanfo è affamato o assetato, o quando ha ricevuta alcuna ingiuria o vergogna, o danno temporale o spirituale; perocchè essi maligni cognoscono, che in queste cotali ore e punti, l’uomo è più atto a ricevere le tentazioni, ma io ti dico, che per ogni tentazione, e per ogni vizio che tu vincerai, tu acquisterai una virtù; e quello vizio del quale tu se’ impugnato vincendolo tu, di quello riceverai tanto maggiore grazia e maggiore corona. Uno Frate domandò consiglio a Frate Egidio, dicendo: Padre, spesse volte io sono tentato di una pessima tentazione, e molte volte ho pregato Iddio che me ne liberi da essa: e pure il Signore non me la toglie, consigliami padre, come io debba fare, al quale Frate Egidio rispuose: Fratello mio, quanto più nobilmente guernisce uno Re li suoi cavalieri di nobili e forti armadure, tanto più fortemente vuole egli che eglino combattano contra alli suoi nemici, per lo suo amore. Uno Frate domandò Frate Egidio, dicendo: Padre, che rimedio piglierò io, a potere andare alla orazione più volentieri, e con più desiderio e con più fervore? perocchè quando vado alla orazione, io sono duro, pigro, arido e indevoto, al quale Frate Egidio rispuose, dicendo: Un Re ha due servi; e l’uno ha l‘arme da potere combattere, e l’altro non ha armadura da potere combattere, e tutti e due vogliono entrare nella battaglia, e combattere contra gli nimici del Re. Colui che è armato, entra nella battaglia e combatte valentemente: ma lo altro che è disarmato, dice così al suo signore: Signor mio, tu vedi che io sono ignudo senza arme: ma per lo tuo amore io volentieri voglio entrare nella battaglia, e combattere così disarmato siccome io sono, e allora lo buono Re, vedendo l’amore del suo servo fedele, dice alli suoi Ministri: Andate con questo mio servo, e vestitelo con tutte quelle arme, che li sono necessarie per potere combattere, acciocchè sicuramente possa entrare nella battaglia; e segnate tutte le sue arme col mio segno reale, acciocchè egli sia cognosciuto siccome mio cavaliere fedele. E così molte: volte interviene all’uomo, quando va all’orazione; cioè, quando si truova essere ignudo, indevoto, pigro: e duro d’animo; ma pure egli si sforza, per lo amore del Signore, entrare alla battaglia della orazione; ed allora il nostro benigno Re e Signore, vedendo lo sforzo del suo cavaliere, donali per le mani delli suoi Ministri Angeli la divozione dello fervore, e la buona volontade. Alcuna volta avviene questo; che l’uomo comincerà alcuna grande opera di grande fatica, siccome è a diboscare e coltivare la terra, ovvero la vigna, per potere trarne al tempo il frutto suo. E molti, per la grande fatica e per li molti affanni egli s’attediano, e quasi si pentono dell’opera cominciata; ma se pure egli si sforza insino al frutto, egli si dimentica poi ogni rincrescimento, e rimane consolato e allegro, vedendo il frutto che può godere, e così l’uomo essendo forte nelle tentazioni, egli perverrà alle molte consolazioni; perchè dopo le tribolazioni, dice Santo Paolo, sono date le consolazioni e le corone di vita eterna; e non solamente sarà dato il premio in Cielo a quelli, che resistono alle tentazioni; ma eziandio in questa vita, siccome dice il Salmista: Signore, secondo la moltitudine delle tentazioni e delli dolori miei, le tue consolazioni letificheranno l‘anima mia, sicchè quanto è maggiore la tentazione e la pugna, tanto sarà più gloriosa la corona. Un Frate domandò consiglio a Frate Egidio d’alcuna sua tentazione, dicendo: O padre, io sono tentato di due pessime tentazioni: l’una si è; quando io faccio alcuno bene, subito sono tentato di vanagloria: l’altra si è; quando io faccio alcuno male, io caggio in tanta tristizia e in tanta accidia, che quasi ne vengo in disperazione. Al quale rispuose Frate Egidio: Fratello mio; bene fai tu saviamente a dolerti del tuo peccato; ma io ti consiglio, che tu ti debba dolere discretamente e temperatamente, e sempre ti debba ricordare, ch’egli è maggiore la misericordia di Dio, che non è il tuo peccato. Ma se la infinita misericordia di Dio riceve a penitenzia l’uomo che è grande peccatore, e che volontariamente pecca, quando egli si pente; credi tu, che esso buono Iddio abbandoni il buono peccatore non volontario, essendo già contrito e pentito? Ancora ti consiglio, che tu non lasci mai di fare bene, per paura della vanagloria; perocchè se l’uomo, quando vuole seminare il grano, dicesse: Io non voglio seminare; perocchè se io seminassi, forse verrebbono gli uccelli e sì lo mangerebbono; onde se così dicendo non seminasse la sua semente, certa cosa è, che non ricoglierebbe alcuno frutto per quello anno. Ma pure se egli semina la sua semente, avvegnachè gli uccelli ne mangino di quella semente, pure la maggiore parte ricoglie il lavoratore, e così essendo l’uomo impugnato di vanagloria, purchè non faccia il bene a fine di vanagloria, ma sempre pugnando contro a essa, dico che non perde il merito del bene ch’egli fa, per essere tentato. Uno Frate disse a Frate Egidio: Padre, truovasi che Santo Bernardo una volta disse li sette Salmi Penitenziali, con tanta tranquillità di mente e con tanta divozione che non pensò e non cogitò in nessuna altra cosa, se non in nella propia sentenzia delli predetti salmi. Al quale Frate Egidio rispuose così: Fratello mio, io reputo che sia molto più prodezza d’uno signore, il quale tenga uno castello, essendo assediato e combattuto dalli suoi nimici; e pure si difende sì valorosamente, che non ci lascia entrare dentro nessuno suo nimico, che non sarà stando in pace, e non avendo alcuno impedimento.