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Aggionte tratte da’ detti mss.

CAPITOLO PRIMO – Del codice fiorentino 

Come santo Francesco apparì a Frate Leone. 


Una volta, già passato di questa vita Santo Francesco, venne a Frate Leone desiderio di vedere quello dolce padre, che vivendo tanto teneramente avea amato: e per questo desiderio impetrava oltre al consueto modo affliggere il corpo coll’orazione, e con digiuni, pregava Iddio con grande fervore, adempiesse suo desiderio. E così acceso in quella orazione, gli apparve Santo Francesco tutto glorioso coll’alie, e avea l’unghia delle mani e de’ piedi, a modo dell’aquila, dorate. Ed essendo Frate Leone di questa così maravigliosa apparizione tutto ricreato e consolato con ammirazione, disse: Perchè, padre mio reverendissimo, mi se’ tu apparito in così mirabile figura? Risponde Santo Francesco: Infra l’altre grazie, che la divina pietate m’ha donate e concedute, sono queste alie; acciocchè di subito invocato, soccorra i divoti di questa santa religione nelle loro tribolazioni e necessitadi; e le loro anime e quelle de’ miei Frati, quasi volando le riporti alla superna gloria, l’unghie così grandi e forti e dorate mi sono date contro al demonio, contro a’ perseguitatori della mia religione, contro a’ reprovati Frati di questo santo ordine, acciocchè io gliele punisca con dure e aspre graffiate e amare punizioni. A laude di Cristo. Amen. 

CAPITOLO SECONDO – Del codice suddettto. 

Come Frate Leone vide terribile visione in sogno. 


Vide Frate Leone una volta in visione in sogno il divino giudicio. Vide gli Angioli con trombe e diversi strumenti sonare, e convocare mirabile gente in uno prato. E da l’una parte del prato fu posta una scala tutta vermiglia, che aggiugneva dalla terra infino al cielo; e dall’altra parte del prato fu posta un’altra scala tutta bianca, che dal cielo iscendeva insino alla terra. Nella sommità della scala vermiglia apparve Cristo, come Signore offeso e molto irato. E santo Francesco era alquanti gradi più giù presso a Cristo; e discese più infra la scala: e con grande voce e fervore dicea e chiamava: Venite, Frati miei, venite confidentemente, non temete, venite, appressatevi al Signore, perocchè vi chiama. Alla voce di Santo Francesco, e alla sua connunzione andavano i Frati, e salivano su per la scala vermiglia con grande confidanza. Essendo montati tutti, alcuno cadeva del terzo grado, alcuno del quarto grado, altri del quinto, e del sesto: e tutti conseguente caggevano, che nullo ne rimase in su la scala. Santo Francesco a tanta rovina de’ suoi Frati mosso a compassione come piatoso padre, pregava il giudice per li figliuoli, che gli ricevesse a misericordia. E Cristo dimostrava le piaghe tutte sanguinose, e a Santo Francesco diceva: Questo m’hanno fatto i Frati tuoi. E poco stante, in questa sua rogazione discendeva alcuno grado, e chiamava i Frati caduti della scala vermiglia, e dicea: Venite, state suso, figliuoli e Frati miei; confidatevi e non vi disperate, correte alla scala bianca, e montate su, perocchè per essa voi sarete ricevuti nel reame del cielo, correte, Frati, per l’ammaestramento paterno alla scala bianca. E nella sommità della scala apparve la gloriosa Vergine Maria madre di Gesù Cristo, tutta pietosa e clemente; e ricevea questi Frati, e senza alcuna fatica entrarono nel reame eterno. A laude di Cristo. Amen.