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4. Capitolo dello santo timore di Dio.

Colui che non teme, mostra che non abbia che perdere. Lo santo timore di Dio ordina, governa e reage l‘anima, e falla venire in grazia. Se alcuno possiede alcuna grazia, o virtude divina, lo santo timore si è quello che la conserva. E chi non avesse ancora acquistata la virtù, o la grazia, il timor santo la fa acquistare. Il santo timore di Dio si è uno conduttore delle grazie divine, imperciocchè ello fa l‘anima dove egli abita tosto per venire alla virtude santa, e alle grazie divine. Tutte le creature che mai cadono in peccato, non sarieno giammai cadute, se elle avessono avuto il santo timore di Dio. Ma questo santo dono del timore non è dato, se non alli perfetti, perocchè quanto l’uomo è più perfetto, più è timòroso e umile. Beato quello uomo, che si cognosce essere in una carcere in questo mondo, e sempre si ricorda come gravemente ha offeso il suo Signore! Molto doverebbe l’uomo sempre temere la superbia, che non gli dia di pinta, e faccialo cadere dallo istato della grazia, nella quale egli è; perocchè l’uomo non può mai stare sicuro, stando infra li nostri nemici, sì li nostri nemici sono le lusinghe di questo mondo misero, e la nostra propria carne la quale insieme colli Demoni sempre è inimica dell’anima. Maggiore timore bisogna che l’uomo abbia, che la sua propria malizia non lo vinca e inganni, che di nessuno altro suo nimico. Egli è cosa impossibile, che l’uomo possa salire e ascendere ad alcuna grazia, o virtù divina, nè perseverare in essa, senza il santo timore. Chi non ha timore di Dio, va a pericolo di perire, e maggiormente d’essere in tutto perduto. Il timore di Dio fa l’uomo ubbidire umilemente e fallo inchinare il capo sotto il giogo della obbedienzia; e quanto possiede l’uomo maggiore timore, tanto adora più ferventemente, non è piccolo dono quello della operazione, a cui è dato. Le operazioni virtuose degli uomini, quantunque a me pajano grandi, non sono però computate, nè remunerate secondo la nostra estimazione, ma secondo la estimazione e beneplacito di Dio; perocchè Iddio non guarda alla quantità delle fatiche, ma alla quantità dello amore e della umiltade: e imperciò la più sicura parte è a noi, di sempre amare e temere com umiltade, e non fidarsi giammai di sè medesimo di alcuno bene, sempre avendo a sospetto le cogitazioni, che nascono nella mente sotto spezie di bene.