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14. Capitolo del bene parlare e del male.

L’uomo che favella le buone parole ed utili alle anime, è veramente quasi bocca dello Spirito Santo; e così l’uomo che favella le male parole ed inutili, è certamente bocca del Demonio. Quando alcuna volta li buoni uomini ispirituali sono congregati a ragionare insieme, sempre dovrebbero parlare della bellezza delle virtudi, acciocchè più piacessono le virtudi e più si dilettassono in esse; “imperocchè dilettandosi e piacendosi nelle dette virtudi, più si eserciterebbono in esse; ed esercitandosi in esse, perverrebbono in maggiore amore di loro; e per quello amore, e per lo esercizio continuo e per lo piacimento delle virtudi, sempre salirebbono in più fervente amore di Dio, ed in più alto stato della anima; per la qual cagione gli sarebbono concedute dal Signore più doni, e più grazie divine. Quanto l’uomo è più attentato, tanto più gli è di bisogno parlare delle sante virtudi; imperocchè come spesse volte per lo vile favellare delli vizj, l’uomo leggermente cade nelle operazioni viziose, e così molte volte per lo ragionamento delle virtù, leggermente l’uomo è condotto e dispotto nelle sante operazioni delle virtudi, ma che diremo noi del bene, che procede dalle virtudi? perocch’egli è tanto e tanto grande, che noi non possiamo degnamente favellare della sua grande eccellenzia, ammirabile e infinita, ed anche, che diremo del male, e della pena eternale che procede dalli vizj? imperocch’egli è tanto male e tanto abisso profondo, che a noi è incomprensibile ed impossibile a pensarlo, ovvero a potere parlare di lui. Io non reputo, che sia minore virtù a sapere ben tacere, che a sapere bene parlare; ed imperò pare a me, che bisognerebbe che l’uomo avesse il collo lungo come hane la grue, acciocchè quando l’uomo volesse parlare, che la sua parola passasse per molti nodi, innanzi che venisse alla bocca; cioè a dire, quando l’uomo volesse favellare, ch’e’ bisognerebbe ch’egli pensasse e ripensasse, ed esaminasse e discernesse molto bene, e il come e ‘l perchè e ‘l tempo e ‘l modo e la condizione degli auditori, e ‘l suo proprio effetto, e la intenzione del suo motivo.